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Assemblaggio osservazioni, luglio

Sulmona lì 15 luglio 2009

raccomandata A/R

 

 

 

Al   MINISTERO dello SVILUPPO ECONOMICO

Direzione Generale per la sicurezza e le Infrastrutture Energetiche

Via Molise, 2

00187 ROMA

 

C.A.  Dirigente dell’Ufficio XXI Dott. Ing. Francesco URSO

e,p,c

AL   MINISTERO DELLE INFRASTRUTTURE E DEI TRASPORTI

Direzione Generale per le Politiche di Sviluppo del Territorio

Via Nomentana, 2

00161 ROMA

Al   MINISTERO DELL’AMBIENTE E

DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Direzione Generale per la Salvaguardia Ambientale

Via Cristoforo Colombo, 44

00147 ROMA

Al   MINISTERO DELL’AMBIENTE E

DELLA TUTELA DEL TERRITORIO E DEL MARE

Commissione Tecnica di Verifica dell’Impatto Ambientale

Via Cristoforo Colombo, 112

00147 ROMA

Al   Presidente della REGIONE ABRUZZO

Dr. Giovanni CHIODI

Piazza Santa Giusta, 20 (Palazzo Centi)

67100 L’AQUILA

AL   PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DELL’AQUILA

Dott.ssa Stefania PEZZOPANE

Via S. Agostino, 7

67100 L’AQUILA

Alla   REGIONE ABRUZZO

Direzione Parchi, Territorio, Ambiente, Energia
Ufficio Valutazioni di Impatto Ambientale

Via Leonardo Da Vinci, 1

67100 L’AQUILA

Al   CoMUNE DI SULMONA

Via P. Mazara, 21

67039 SULMONA (AQ)

AlLA   CoMUNITA’ MONTANA PELIGNA

Via Angelone, 11

67039 SULMONA (AQ)

Al   DIPARTIMENTO DELLA PROTEZIONE CIVILE

Via Ulpiano, 11

00189 ROMA

AlL’    AGENZIA REGIONALE per LA TUTELA  DELL’ AMBIENTE

Direzione Centrale ARTA Abruzzo

Viale Marcone, 168

65100 PESCARA

Al   CORPO FORESTALE DELLO STATO

Coordinamento Distrettuale di Sulmona

Via G. Salvemini, 37

67039 SULMONA (AQ)

 

 

OGGETTO: Progetto per  la realizzazione del metanodotto Sulmona Foligno (DN 1.200 mm. (48”), P=75 bar) con centrale di compressione e spinta del gas metano nel Comune di Sulmona (AQ). Osservazioni al procedimento per il rilascio della dichiarazione di pubblica utilità avviato su istanza della SNAM Rete Gas S.p.A dell’8 aprile 2009. Procedimento in pubblica visione dal 29 maggio 2009 per venti giorni consecutivi e inoltro delle osservazioni entro i successivi trenta giorni.

I sottoscritti cittadini, in qualità di rappresentanti del comitato civico denominato “Comitato Salvaguardia Territorio e Salute”, con la presente formalizzano osservazioni al procedimento per il rilascio della dichiarazione di pubblica utilità specificato in oggetto, ricordando che con nota raccomandata dell’11 marzo 2009 hanno trasmesso, anche a Codesto Ministero, ampie e articolate osservazioni al progetto per la costruzione della centrale di compressione e spinta del gas metano proposta in località Case Pente del Comune di Sulmona.

 

 

VIZI DI PROCEDURA

 

 

Nell’Avviso di avvio del procedimento reso pubblico in data 29 maggio 2009, al comma 1), si legge che  la Snam Rete Gas S.p.A., in data 8 aprile 2009 ha inoltrato istanza con la quale ha chiesto, all’Ufficio XXI del Ministero dello Sviluppo Economico, che venga rilasciata, ai sensi dell’art. 52 quater comma 4 del D.P.R. 08.06.2001 n.327, la dichiarazione di pubblica utilità del metanodotto Sulmona-Foligno DN 1200 mm (48’’) e centrale di compressione gas di Sulmona, pressione di esercizio 75 bar.

Al comma 3) del suddetto Avviso si legge che nell’istanza di dichiarazione di pubblica utilità “la Società Snam Rete Gas fa presente che il provvedimento autorizzativo alla costruzione del metanodotto verrà successivamente emesso dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, d’intesa con le Regioni Abruzzo, Lazio Umbria e Marche, ai sensi dell’art. 81 del D.P.R. 24 luglio 1977, n.616 e dell’art.3 del  D.P.R. 18 aprile 1994, n.383”.

Il D.P.R. 08.06.2001 n.327, così come modificato dal D.lgs 330/2004, all’art. 52 quater recante “disposizioni generali in materia di conformità urbanistica, apposizione del vincolo preordinato all’esproprio e pubblica utilità”, dispone:

al comma 1), che per le infrastrutture lineari energetiche (quali sono i metanodotti), l’accertamento della conformità urbanistica delle opere, l’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio e la dichiarazione di pubblica utilità, di cui ai capi II e III del titolo II, sono effettuate nell’ambito di un procedimento unico, mediante convocazione di una conferenza dei servizi ai sensi della Legge 7 agosto 1990, n. 241;

al comma 3), che il provvedimento, emanato a conclusione del procedimento di cui al comma 1 e al quale partecipano anche i soggetti preposti a esprimersi in relazione a eventuali interferenze con altre infrastrutture esistenti, comprende la valutazione di impatto ambientale e la valutazione di incidenza naturalistico ambientale di cui al D.P.R. 357/97, sostituisce ogni altra autorizzazione, costituisce variazione degli strumenti urbanistici vigenti, comprende l’approvazione del progetto definitivo e determina l’inizio del procedimento di esproprio di cui al capo IV del titolo II.

 

 

Inoltre, il D.P.R. 08.06.2001 n.327, nel testo in vigore, all’art. 52 quinques, recante “disposizioni particolari per le infrastrutture lineari energetiche facenti parte delle reti energetiche nazionali”, dispone:

al comma 2), che per le infrastrutture lineari energetiche, individuate dall’Autorità competente come appartenenti alla rete nazionale dei gasdotti di cui all’at. 9 del D.lgs. 164/2000, l’autorizzazione alla costruzione e all’esercizio delle stesse, rilasciata dalla stessa amministrazione, comprende la dichiarazione di pubblica utilità dell’opera, la valutazione di impatto ambientale, la valutazione di incidenza naturalistico ambientale di cui al D.P.R. 357/97, l’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio dei beni in essa compresi e la variazione degli strumenti urbanistici. Detto comma 2) recita inoltre: “per il rilascio dell’autorizzazione, ai fini della verifica della conformità urbanistica dell’opera, è fatto obbligo di richiedere il parere motivato degli enti locali nel cui territorio ricadono le opere da realizzare” e termina: “il provvedimento finale comprende anche l’approvazione del progetto definitivo e determina l’inizio del procedimento di esproprio di cui al Capo IV del titolo II”.

Da quanto sopra riportato emerge che l’Avviso di avvio del procedimento non fa chiarezza sul procedimento che avrà corso per la dichiarazione di pubblica utilità in quanto l’istanza della Snam Rete Gas fa richiesta al Ministero dello Sviluppo Economico per l’espletamento della procedura ai sensi dell’art 52 quater del D.P.R.327/2001 (quindi procedimento unico), e nello stesso tempo specifica che il provvedimento autorizzativo alla costruzione del metanodotto verrà successivamente  emesso dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Inoltre, leggendo l’Avviso, (al comma 3), sembrerebbe che alla Società proponente sia data la facoltà di decidere l’iter che deve essere seguito per l’approvazione del progetto.

Suddividere l’iter del procedimento autorizzativo, e ottenere a priori la dichiarazione di pubblica utilità, oltre che essere in evidente contrasto con la procedura di legge prevista dal D.P.R.327/2001 e invocata dalla Società stessa al comma 1) dell’Avviso, è a vantaggio esclusivo della società proponente, che così avrà in mano un potente strumento di convinzione per superare le opposizioni di Enti locali e privati cittadini, anche se tali opposizioni fossero fondate e motivate.

In quale sede esplicherà il proprio ruolo il Ministero dello Sviluppo Economico?

Quale sarà il procedimento autorizzativo per il metanodotto in questione?

Sarà seguito l’iter previsto dal D.P.R. 327/2001 (autorizzazione nell’ambito di un procedimento unico in sede di conferenza dei servizi ai sensi della legge 241/90) oppure sarà seguito un iter diverso che comunque non è stato esplicitato nell’Avviso pubblico relativo all’avvio del Procedimento?

Nel primo caso c’e da ritenere che l’iter autorizzativo del progetto in questione, dove non concluso per inequivocabili pareri contrari (vedasi il parere sfavorevole espresso all’unanimità dal Consiglio Comunale di Sulmona con Delibera n.7/C del 23 febbraio 2009 e pareri contrari di molti altri Enti locali interessati dal passaggio del metanodotto) è ancora lungi da essere definito dato che il Ministero dell’Ambiente non solo non si è espresso, ma non ha ancora ricevuto parte della documentazione integrativa già richiesta alla Snam Rete Gas con nota n. DSA/8040  del 16 marzo 2007. In particolare questo Comitato in data 11 marzo 2009, come già in precedenza aveva segnalato l’Associazione Culturale Sulmona Giovani con raccomandata A/R  del 18 febbraio 2008, trasmessa al Ministero dell’Ambiente, ha osservato (per quanto riguarda la centrale e il tronco di metanodotto prossimo ad essa) la mancanza della procedura inerente la Valutazione di Incidenza ambientale ai sensi del D.P.R. 357/97.

Nel secondo caso, qualora il Ministero dello Sviluppo Economico intenda seguire lo stesso iter che ha portato alla precedente dichiarazione di pubblica utilità rilasciato dall’allora Ministero delle Attività Produttive con Decreto datato 28 giugno 2004,  ad oggi privo di efficacia perché scaduto a termini di legge, i sottoscritti si dichiarano fin d’ora intenzionati a denunciare l’irregolarità della procedura in ogni sede e con tutti i mezzi messi a loro disposizione dallo Stato di Diritto nazionale e comunitario.

Ricordiamo che la precedente dichiarazione di pubblica utilità del 28 giugno 2004 è stata rilasciata ancor prima della trasmissione del progetto da parte del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti  avvenuta con prot. MINFTRA/DTER/338/U del 28.07.2005; progetto acquisito dal Comune di Sulmona con prot.24037 del 31.08.2005.

 

E’ legittimo dichiarare un’opera di pubblico interesse ancor prima della presentazione del relativo progetto alle autorità competenti al rilascio dell’autorizzazione per la sua esecuzione?

A parere dei sottoscritti no, come non sarebbe legittimo ora, a presentazione del progetto avvenuta, dichiarare l’opera di pubblico interesse con un atto Ministeriale d’Ufficio, perché la dichiarazione di pubblica utilità non può prescindere dalla effettiva e definitiva approvazione del progetto e il procedimento, nel rispetto della normativa di legge richiamata (art. 52 quater del D.P.R. 327/2001, così come modificato dal D.lgs 330/2004) deve essere unico in modo che si possa valutare non solo la fattibilità e l’utilità  del progetto ma anche la convenienza pubblica di realizzarlo, in seguito ad una approfondita analisi costi/benefici nei riguardi della collettività.

 

Pertanto, nessuno dei sottoscritti mette in discussione (anche se i recenti ripensamenti ed evoluzioni nel campo energetico renderebbe ammissibile una discussione in proposito) l’utilità pubblica di un generico metanodotto e dei relativi impianti per un suo corretto funzionamento; i sottoscritti invece mettono in discussione l’utilità pubblica di uno specifico metanodotto, nella fattispecie il metanodotto Sulmona-Foligno così come proposto e localizzato e la centrale di compressione di Sulmona così come localizzata a Case Pente, per le motivazioni di seguito esplicitate.

I sottoscritti, inoltre, fanno notare che le vigenti norme in materia prevedono espressamente che lo studio di Impatto Ambientale (S.I.A.) deve contenere anche una descrizione delle principali alternative prese in esame dal proponente, con l’ indicazione delle ragioni che hanno portato alla scelta fatta, e ciò al fine di poter comparare tale scelta con altre possibili soluzioni.

Invece tali alternative al tracciato del metanodotto, pure essendo possibili ed anzi necessarie stante il notevolissimo impatto dell’ opera, non sono rinvenibili nel progetto della Snam Rete Gas configurando, tale carenza, un evidente contrasto sia con la legislazione italiana che con quella comunitaria.

 

 

OSSERVAZIONI DI MERITO

 

 

PREMESSA

 

Data l’attuale crisi economica e le normative sempre più rigide per il risparmio energetico, considerato che tutto il territorio nazionale (perlomeno quello in cui i gestori ricavano una convenienza economica) è già servito dal gas naturale e che nemmeno le più ottimistiche previsioni lascerebbero supporre aumenti di consumo di gas in Italia a breve periodo, i sottoscritti ritengono che il progetto del metanodotto Sulmona-Foligno non possieda i requisiti idonei per poter essere dichiarato di pubblico interesse. A tal proposito si richiama l’art. 31 del D.lgs. 1164/2000 recante “dichiarazione di pubblica utilità di nuove infrastrutture di trasporto e distribuzione in presenza di capacità disponibile in quelle esistenti” che ammette la dichiarazione di pubblica utilità di una nuova infrastruttura solo nel caso in cui non sia possibile effettuare l’attività di trasporto e distribuzione a causa della mancanza di capacità delle reti di trasporto e distribuzioni esistenti. In alternativa il Ministero dello Sviluppo Economico può comunque disporre, con atto motivato, la dichiarazione di pubblica utilità ove ritenga la realizzazione delle opere necessaria alla sicurezza del sistema del gas.

 

 

 

RISCHIO SISMICO

 

Il metanodotto in progetto Sulmona-Foligno si snoda lungo le depressioni tettoniche interne dell’Appennino centrale, storicamente interessato da un notevole tasso di sismicità che si manifesta con eventi anche di magnitudo elevata.

Nel tratto che interessa l’Abruzzo, il Lazio, l’Umbria e le Marche, su ventotto località appenniniche attraversate, 14 sono classificate in zona sismica 1 e 14 in zona sismica 2.

Molte località in cui dovrebbe insistere il metanodotto sono proprio quelle più colpite dal disastroso terremoto del 6 aprile scorso: L’Aquila, Pizzoli, Barete, Barisciano, Poggio Picenze, San Demetrio ne’ Vestini, Fagnano Alto, Prata d’Ansidonia, San Pio delle Camere, Navelli, Caporciano, Popoli.

Nella Valle Peligna, zona sismica di 1° grado, il metanodotto correrebbe lungo la faglia attiva del Monte Morrone, interessando i comuni di Sulmona, Pacentro, Pratola Peligna, Corfinio e Roccacasale. La prevista centrale di compressione e spinta della Snam è molto vicina all’epicentro del terremoto (tra Sulmona e Cansano) che ha interessato il nostro territorio alla fine del marzo scorso. Anche nel tratto umbro e marchigiano sono interessate località coinvolte nel sisma di 12 anni fa. Il tracciato abruzzese del metanodotto, sovrapposto alla carta neotettonica dell’Abruzzo, mette in evidenza che la condotta –che ha una lunghezza complessiva di circa 167 Km.-, corre parallelamente e talvolta interseca le linee di faglia attive. Partendo dalla centrale di Sulmona, il metanodotto passa lungo le faglie di: Sulmona, Media Valle Aterno, Aquilano, Monte Pettino, Pizzoli, Montereale.

Il territorio della provincia aquilana è stato interessato in tempi storici da una diffusa e frequente attività sismica ( basti ricordare i terremoti del 1349, 1461, 1703, 1706, 1915 ) legata ad un campo di sforzi tettonici ancora attivo, la cui massima intensità osservata è pari all’XI grado MCS, mentre la magnitudo è circa 7,0.

L’elevato grado di sismicità è naturalmente legato alla presenza di strutture sismogenetiche note da tempo. A partire dagli anni ’70 del secolo scorso, infatti, indagini geologico-strutturali, geomorfologiche e paleosismologiche, hanno accertato la presenza, nel territorio della provincia dell’Aquila, di numerose faglie attive durante l’Olocene ed il periodo storico. L’attività sismica, caratterizzata da meccanismi focali di tipo distensivo, con asse di massima distensione in direzione NE-SW, è concentrata ad una profondità variabile dai 5 ai 18 Km.

Lo studio del danneggiamento indotto dagli importanti terremoti storici citati in precedenza, mette in evidenza l’elevato carattere distruttivo della sismicità abruzzese ed evidenzia (terremoti dell’Aquila del 1349/1703 e terremoti che hanno interessato la città di Sulmona nel 1349/1706) lo stretto legame di correlazione in  termini di effetti e tempi di ritorno.

Si ricorda in proposito, che il Gruppo nazionale per la difesa dei terremoti (GNDT) ha elaborato le mappe della pericolosità sismica in Italia, riferendo i due indicatori di pericolosità (Accelerazione orizzontale di picco e Intensità macrosismica) ad un tempo di ritorno di 475 anni, corrispondente ad una probabilità del 10% in 50 anni. Si tratta di una scelta convenzionalmente usata in tutto il Mondo ed in particolare è il valore di riferimento per l’Eurocodice sismico.

Non corrisponde né al massimo valore possibile per la Regione, né al massimo valore osservato storicamente, ma costituisce tuttavia una valida indicazione sull’indice di probabilità del verificarsi di un evento sismico disastroso, ed una sufficiente ragione per affermare che il complesso dell’opera (metanodotto e centrale di compressione) insiste su territori ad elevatissimo grado di sismicità.

Il valore degli studi sulla pericolosità sismica di un territorio rappresenta un elemento insostituibile per la pianificazione degli interventi di realizzazione delle infrastrutture perché rivestono un ruolo preventivo nell’ottica di mitigare gli effetti dei terremoti. Agire in deroga a queste informazioni può avere effetti disastrosi.

Un metanodotto e una centrale di compressione, pensati in un territorio altamente a rischio, caratterizzato da eventi sismici frequenti, con magnitudo massima attesa di 7,0 Mw della scala Richter, suscita negli scriventi enormi perplessità anzitutto in merito alla incolumità pubblica.

E’ bene ricordare che in occasione di un terremoto con magnitudo > 6, la dislocazione, dalla profondità ipocentrale dove si ha la rottura (5-18 Km.), si propaga verso la superficie tagliando di netto la superficie topografica e qualsiasi elemento naturale ed antropico posto in corrispondenza della sua emergenza superficiale.  La velocità di propagazione della rottura (circa 1500 m/s) non consente a nessun manufatto di opporre sufficiente resistenza al taglio, provocandone sempre la distruzione. La problematica relativa alla pericolosità della rottura di faglia in superficie è stata riconosciuta, per la prima volta in Italia, a seguito del terremoto di San Giuliano di Puglia del 31 ottobre 2002, con Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3274 in data 20 marzo 2003. Tale problematica, contrariamente a quanto avviene in altre Nazioni, è stata poi colpevolmente attenuata con successive ordinanze e non viene più presa in considerazione nelle normativa  tecnica approvata con D.M. del 14 gennaio 2008. In conclusione, secondo le attuali norme tecniche sulle costruzioni, un progetto d’intervento in zona sismica deve tener conto solo dello scuotimento che avviene attraverso una accelerazione al suolo assegnata in funzione della zonazione sismica di cui all’Ordinanza 3274, e non della pericolosità legata alle rotture di faglia in superficie, le cui azioni di taglio non trovano ostacolo alcuno, sia naturale che antropico.

Relativamente a tali contenuti, la preoccupazione risulta ancora più evidente se ci si confronta con altre Nazioni a rischio sismico analogo o inferiore a quello presente in Italia e che da tempo hanno preso in considerazione la pericolosità che deriva dal costruire in prossimità di faglie attive, con adeguate normative. Ad esempio lo Stato della California ha già dal 1972 normato con la legge Alquist-Priolo e così anche diversi Paesi europei tra cui la Francia che, nonostante abbia un rischio sismico inferiore al nostro paese, ha tutelato i propri cittadini, attraverso il decreto del 9705/97 in applicazione della legge n. 95-101 con le regole PS 92, vietando espressamente di costruire al disopra o in prossimità di faglie attive, e prevedendo l’individuazione e la regolamentazione delle fasce di rispetto.

Per quanto sopra, considerato che il complesso dell’opera insiste su territori ad elevatissimo grado di sismicità, nei quali la caratteristica del sottosuolo, costituito da sedimenti di tipo detritico-alluvionale, amplificherebbe  notevolmente gli effetti di un eventuale e molto probabile sisma, è evidente che eventuali incidenti connessi con il verificarsi di eventi sismici avrebbero conseguenze a dir poco disastrose per l’intero territorio e per la salute umana, soprattutto in considerazione del prodotto trasportato.

Ciò è in contrasto con il principio di precauzione, sancito dall’art 174 del trattato istitutivo della Comunità Europea e recepito nella legislazione italiana dal D.Lgs. 152/06.

Ciò posto, appare evidente come l’elevata criticità delle aree interessate dal metanodotto e della centrale di compressione debba indurre  la SNAM a desistere dalla realizzazione dell’opera in oggetto, visto il grave rischio connesso con l’ opera stessa ed il conseguente potenziale pericolo per le popolazioni residenti.

 

 

 

DANNI ALL’AGRICOLTURA

 

L’agricoltura della Valle Peligna, già pesantemente penalizzata da un modello di sviluppo industriale che non ha dato i risultati attesi, sottraendo i terreni migliori e lasciando troppo spesso opifici vuoti, riceverebbe un ulteriore grave colpo da opere fortemente invasive quali il metanodotto e la centrale. Tali opere non soltanto sottrarrebbero altro terreno all’attività agricola (12 ettari solo per la centrale) ma imporrebbero anche consistenti limitazioni alle coltivazioni e agli altri usi consentiti dei terreni in base alle vigenti normative urbanistiche.

E’ evidente che le proprietà “tagliate”dal metanodotto, con una servitù di pertinenza di quaranta metri, non potranno più essere utilizzate per le colture migliori e più redditizie, con conseguente sensibile deprezzamento del valore immobiliare dei terreni stessi e perdita netta del reddito dei coltivatori. A fronte di danni economici tanto rilevanti, appaiono risibili gli indennizzi che verrebbero pagati agli agricoltori, i quali giustamente si oppongono al progetto della Snam, come si evince dalle osservazioni collettive da essi sottoscritte e inviate al Ministero dello Sviluppo Economico, affinché non venga concessa la dichiarazione di pubblica utilità. Va sottolineato che, pressoché ovunque, ad essere interessati dall’attraversamento del metanodotto sono i terreni più fertili. Ciò è particolarmente evidente nell’area Fonte d’Amore-Badia dove tale fertilità è dovuta anche e soprattutto alla abbondante presenza di acqua. Qui, infatti, la falda idrica è a pochissima profondità e sempre qui si registra l’esistenza di numerose sorgenti, alcune delle quali danno origine al Velletta, un corso d’acqua la cui ricca portata consente non soltanto l’irrigazione dei terreni di Sulmona ma anche di quelli di Pratola Peligna e Roccacasale.

Il Velletta confluisce poi nel fiume Sagittario, alimentandone la portata e quindi contribuendo all’irrigazione dei terreni posti fino a valle.

 

 

 

INTERFERENZE SULL’ASSETTO IDROGEOLOGICO

 

La particolare delicatezza di quest’area è riconosciuta e perciò tutelata dalle norme tecniche del Piano Regolatore Generale di Sulmona che la classificano  come “zona agricola di rispetto idrogeologico” e che, conseguentemente, dettano prescrizioni specifiche a salvaguardia del regime idrico esistente.

Un’opera di grande impatto qual è il metanodotto (per la cui posa è previsto uno scavo profondo 5 metri) sconvolgerebbe l’assetto idrogeologico dell’area, provocando danni irreversibili al territorio e all’economia locale. Gran parte dei terreni attraversati dal metanodotto sono sottoposti a vincolo idrogeologico e il rischio di alterare la falda idrica è molto elevato. Ciò potrebbe portare alla scomparsa di diverse sorgenti e comunque alla riduzione, anche notevole, dell’affioramento nelle zone umide, cui verrebbe a mancare l’apporto della circolazione sotterranea dell’acqua.

L’interferenza del metanodotto con il sistema irriguo e con il delicato equilibrio ecologico sarebbe così pesante da provocare danni non soltanto alle moderne opere di irrigazione realizzate in epoca recente dal Consorzio di Bonifica, ma anche alle antiche opere di canalizzazione realizzate nel medioevo dai Celestini della vicina Abbazia fondata da Papa Celestino V, i quali bonificarono la zona non a caso denominata “Paludi”.

Si avrebbero perciò non solo danni all’economia agricola, ma anche al patrimonio storico-culturale e archeologico del nostro territorio.

A tutto ciò vanno sommati i danni che il metanodotto provocherebbe all’ecosistema delle aree attraversate, non solo a causa dei notevoli sbancamenti necessari per la posa dell’infrastruttura, ma anche per l’apertura di nuove strade per portare sui luoghi i grandi macchinari occorrenti per gli scavi.

 

 

 

 

 

 

INTERFERENZE SULL’ECOSISTEMA

 

 

Il tracciato dell’opera corre lungo l’intera dorsale appenninica, un complesso sistema di elevato valore ambientale, interrompendo la continuità e quindi la funzione stessa dei corridoi ecologici.

La realizzazione del metanodotto comporterà inevitabilmente una sensibile alterazione degli habitat naturali, stante l’impossibilità di ripristinare le condizioni ecosistemiche preesistenti.

Ciò potrebbe creare una situazione di assoluta gravità e pericolo per le specie rare presenti nell’Appennino così come i numerosi attraversamenti dell’opera sui corsi d’ acqua (nella Valle Peligna, in particolare quelli dei fiumi Vella, Sagittario e Aterno), creerebbero conseguenze dannose alla fauna ittica e all’ ecosistema fluviale.

Il progetto della Snam interferisce negativamente non solo con Zone di Protezione Speciale e Siti di Interesse Comunitario (rete Natura 2000), ma entra apertamente in conflitto con il Progetto A.P.E. (Appennino Parco d’Europa) che è considerato strategico dal Quadro di Riferimento della Regione Abruzzo non solo per la tutela della biodiversità nel nostro Paese, ma anche per la promozione delle politiche di sviluppo ecocompatibile. Confrontando la cartografia del metanodotto Sulmona-Foligno e la cartografia del Quadro di Riferimento Regionale balza evidente come, paradossalmente, il tracciato del metanodotto si sovrappone a quello del progettato corridoio appenninico!

Quanto sopra osservato vale anche per le aree particolarmente fragili, sotto il profilo ambientale, presenti nel nostro territorio (intendiamo riferirci alla sopra menzionata zona di Fonte d’Amore e Badia), scendendo verso la valle, l’area del Sagittario nel comune di Corfinio caratterizzata da una notevole varietà di habitat ed in cui è compreso anche un sito SIC (IT7110097) e, a fondo valle, abbiamo il territorio di Popoli,  dove è molto significativa la zona delle sorgenti del fiume Pescara.

La particolare qualità delle zone umide, con la loro tipica vegetazione ed avifauna, è connessa in modo strettissimo alla conservazione della risorsa acqua. Interventi molto pesanti quali quelli relativi  ai lavori per il metanodotto non appaiono assolutamente compatibili con l’esigenza di evitare manomissioni ad una risorsa così  fondamentale. I cambiamenti climatici in atto lasciano prevedere un futuro in cui la disponibilità di acqua sarà sempre minore. Di qui l’esigenza di proteggere in modo rigoroso le nostre riserve idriche, sia sotterranee che di superficie, evitando interventi fortemente impattanti come, appunto, il metanodotto; il danno per l’ambiente e per la comunità biologica sarebbe enorme.

 

 

 

 

 

 

 

 

CONCLUSIONI

 

I sottoscritti esprimono forte contrarietà al progetto del metanodotto Snam Rete Gas evidenziando preliminarmente che la “pubblica utilità” di tale opera non può essere valutata “a prescindere”, ma solo in stretta comparazione con altri fondamentali interessi collettivi quali sono quelli della tutela della salute pubblica e della salvaguardia ambientale, nonché della difesa dei diritti economici e sociali delle popolazioni interessate.

I sottoscritti ritengono pertanto non legittimo dichiarare un’ opera di pubblico interesse prima ancora della effettiva e definitiva approvazione del progetto e quindi senza aver prima effettuato un’ approfondita valutazione costi/benefici nei riguardi della collettività.

I sottoscritti ritengono inoltre, che la realizzazione del metanodotto esporrebbe le popolazioni residenti ad un pericolo troppo elevato, stante la notevolissima sismicità dei territori attraversati, e ciò in aperto contrasto con il principio di precauzione che impone alle pubbliche autorità di operare scelte miranti a prevenire e comunque a mitigare i rischi per la sicurezza dei cittadini.

La mancata descrizione delle possibili alternative al tracciato proposto dalla Snam significa, peraltro, disattendere in modo evidente le norme di legge in vigore.

Un’ infrastruttura altamente invasiva qual’ è il metanodotto proposto, comporterebbe danni rilevanti all’ agricoltura del nostro territorio con sensibile deprezzamento del valore immobiliare dei terreni e perdita netta del reddito dei coltivatori.

L’ opera provocherebbe danni irreversibili all’ assetto idrogeologico delle aree attraversate e al sistema irriguo della Valle Peligna, mettendo a serio rischio le falde idriche e quindi una risorsa fondamentale quale è l’ acqua che i cambiamenti climatici lasciano prevedere, in futuro, sempre più  scarsa e preziosa.

Ugualmente molto negativa sarebbe l’ interferenza con l’ ambiente e gli ecosistemi. Il tracciato del metanodotto ricalca, paradossalmente, quello del corridoio appenninico del progetto A.P.E. (Appennino Parco d’ Europa), considerato di importanza strategica non soltanto per la tutela della biodiversità in Italia, ma anche per la promozione di politiche di sviluppo basate sulla ecosostenibilità.

Per quanto concerne la centrale di compressione che, come da progetto della Snam, è ubicata in località “Case Pente” in Sulmona, si rimanda alle osservazioni che lo scrivente Comitato ha provveduto ad inviare in data 11 marzo 2009, osservazioni che ad ogni buon conto, si riallegano al presente documento, costituendone parte integrante.

Pertanto per le motivazioni che sono state sopra ampiamente esposte ed articolate i sottoscritti

 

CHIEDONO

 

Al  Ministero dello Sviluppo Economico di esprimere parere sfavorevole e quindi di rigettare l’Istanza avanzata dalla Snam rete Gas riguardo alla dichiarazione di pubblica utilità per il metanodotto Sulmona Foligno (DN 1.200 mm. (48”), P=75 bar) con centrale di compressione e spinta del gas metano nel Comune di Sulmona (AQ).

 

 

 

Firmato:

 

Antonio TARQUINIO, nato a Sulmona il 30.07.1939 e

residente a Sulmona in Via delle Ginestre n. 8

 

Gabriele SANTUCCI, nato a Civitella Alfedena il 25.05.1958 e

residente a Sulmona in Via G. Salvemini 37/B

 

Antonio FRANCIOSA, nato a Sulmona il 14.05.1967 e

residente a Sulmona in Via Volta n. 1

 

Mario PIZZOLA, nato a Pratola Peligna il 24.01.1946 e

residente a Sulmona in Via XXV Aprile n. 24

 

Dante DI SILVESTRO, nato a Corfinio il 30.10.1952 e

residente a Sulmona in Via Villaggio Italia n. 22

 

Giovanna MARGADONNA, nata a Sulmona il .06.1954 e

residente a Sulmona in Via Avezzano n. 23

 

Anna Maria CALDARELLI, nata a Sulmona il 26.07.1954 e

residente a Sulmona in Piazza Tenente Iacovone n. 27

 

Licia MAMPIERI, nata ad Introdacqua il 10.06.1940 e

residente a Introdacqua in Via Canonico T. Ventresca n. 11

 

Lorena DI CRISTOFARO, nata a Pratola Peligna il 14.06.1967 e

residente a Sulmona in Via A. L. Corvi 1/A

 

Maria Clotilde IAVARONE, nata a Sulmona il 20.01.1942 e

residente a Sulmona in Via Michele Torcia n. 13

 

 

 

I sottoscritti salutano distintamente dichiarando il seguente indirizzo per le comunicazioni:

Dott. Mario PIZZOLA, Casella Postale n. 52, 67039 SULMONA (AQ)

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