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Ricorso al TAR : atto doveroso per difendere le ragioni del territorio

Auspichiamo che le  Amministrazioni pubbliche, i cui territori sono attraversati dal metanodotto Sulmona-Foligno, presentino ricorso al TAR Lazio contro il decreto che dà via libera al progetto SNAM.

Hanno meno di 60 giorni per farlo. Infatti il decreto, che reca le firme dei ministri dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, e dei Beni culturali, Sandro Bondi, è stato pubblicato il 5 aprile scorso sulla gazzetta ufficiale.

L’opposizione davanti alla giustizia amministrativa è un atto doveroso per tutti gli Enti Locali coinvolti, soprattutto per quelli che hanno espresso la loro contrarietà attraverso atti deliberativi che non sono stati tenuti in alcun conto, quasi fossero carta straccia, da un potere centralistico che intende imporre a tutti i costi un’opera devastante e pericolosa. Quella del ricorso al TAR è una strada obbligata dal momento che le ragioni delle popolazioni coinvolte non hanno trovato nessun ascolto. Al dissenso, non aprioristico ma argomentato, che proviene dai territori si è risposto finora unicamente con  cecità ed arroganza.

La Regione Abruzzo, con il clamoroso voltafaccia votato a maggioranza nel Consiglio del 22 marzo scorso, sta di fatto abdicando al proprio ruolo di ente di programmazione e gestione territoriale.

Ci auguriamo che sappia sottrarsi ad una umiliante posizione di subalternità rispetto al governo nazionale e che, recuperando la propria dignità, approvi in tempi brevi la legge anti-metanodotto già passata in commissione con voto unanime.

Confindustria regionale, dal canto suo, fa sapere che intende sposare la “green economy”, ma nello stesso tempo difende a spada tratta il progetto relativo al metanodotto  SNAM. Siamo di fronte al più smaccato e gattopardesco opportunismo di chi si dà una tinteggiata di verde per poter meglio tutelare i corposi interessi del vecchio modello di sviluppo (fondato su impianti altamente impattanti come cementifici, inceneritori, sfruttamento di idrocarburi e così via) che nulla ha a che fare con la scelta fatta dall’Abruzzo come regione verde d’Europa.

Il “sì a prescindere”che Confindustria dice ad un mega gasdotto e ad una centrale di compressione in aree altamente sismiche e di grande qualità ambientale è la migliore riprova che la “green economy”, in questo caso, è solo una maschera per coprire scelte dannose ed anacronistiche.

Stigmatizziamo, infine, il comportamento di Confindustria che interviene massiccia nel chiedere la “proliferazione dei sacrifici” al nostro territorio in nome di un presunto interesse regionale di sviluppo, (quale? Il gasdotto e la centrale faranno “proliferare” i danni all’ambiente e i rischi per l’incolumità e la salute pubblica), ma non si è mai spesa con iniziative concrete che contribuissero a creare posti di lavoro o a risolvere le tante vertenze occupazionali che attanagliano la Valle Peligna!

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