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UN PASSO AVANTI NELLA LOTTA CONTRO L’ECOMOSTRO DELLA SNAM

Si è svolta in Parlamento, presso l’VIII ° Commissione( Ambiente), la prima audizione  sul problema del megagasdotto della Snam.

All’incontro hanno preso parte i rappresentanti dei comitati  cittadini e di alcune Istituzioni locali : Aldo Cucchiarini (No Tubo Marche), Stefano Luchetti (No Tubo Umbria), Mario Pizzola (comitato Sulmona), Leonello La Rosa (comitato L’Aquila), il presidente della Comunità Montana Peligna Antonio Carrara, il presidente della Comunità Montana Catria e Nerone (Pesaro) Massimo Ciabocchi, il rappresentante della Regione Umbria Francesco Cicchella.  Assente,  invece,  la Regione Abruzzo e la Snam.

All’audizione – che è nata in seguito alla risoluzione (7-00518) che sul tema è stata presentata dai deputati del PD – hanno partecipato i parlamentari Tortoli (in qualità di Presidente),  Stradella,  Mariani,  Verini, Lolli, Vannucci e Realacci.

Seguiranno altre audizioni, dopo di che la proposta di risoluzione verrà sottoposta al voto in Commissione Ambiente.

I  portavoce dei    comitati  e i presidenti delle due Comunità Montane, dopo aver spiegato ai parlamentari della Commissione le ragioni della lotta che da anni  i cittadini stanno conducendo contro il devastante progetto della Snam, hanno chiesto la sospensione del procedimento autorizzativo  e hanno dichiarato il loro accordo  con quanto richiesto attraverso la  risoluzione : l’istituzione di un tavolo a livello nazionale con tutti i soggetti interessati per valutare l’opportunità dell’opera e per pervenire ad un diverso tracciato che escluda la dorsale appenninica.

E’ stata evidenziato come sia assurda la scelta di dirottare la cosiddetta “Rete Adriatica” in aree – quali quelle della dorsale appenninica –  che presentano criticità  elevatissime sotto il profilo  ambientale, dell’assetto idrogeologico e del rischio sismico.

Il tracciato del metanodotto, infatti, sconvolgerebbe territori che costituiscono il polmone verde della penisola e che sono  considerati strategici per la tutela della biodiversità nonché per la promozione di politiche di sviluppo ecosostenibile (progetto APE).

Contro ogni logica  è, inoltre,  la decisione di  collocare una  infrastruttura così impattante e pericolosa (metanodotto e centrale di compressione) proprio lungo le aree più altamente sismiche della penisola, in parallelo o intersecando tutte le principali faglie attive dell’Appennino centrale e  mettendo così ancora più a rischio  la pubblica incolumità.

Molto pesanti, infine, sarebbero le ricadute negative sul turismo e sulle attività economiche locali, già fortemente penalizzate. E’ evidente, perciò, che per il tracciato dell’opera non poteva esserci scelta più sbagliata e che l’insistere su  tale scelta è frutto non certamente di  ragioni  tecniche ma di  pregiudiziali logiche di carattere politico ed economico. Il  livello di attenzione registrato e  alcuni  interventi dei parlamentari presenti testimoniano della fondatezza delle motivazioni addotte da cittadini ed istituzioni nel corso dell’audizione.

I comitati, pertanto, esprimono un giudizio positivo sull’iniziativa  promossa dall’VIII° Commissione e si augurano che la risoluzione venga approvata alla unanimità dalla stessa Commissione Parlamentare

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