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CHIODI E LA SUA GIUNTA AFFONDANO NEL RIDICOLO: STUDIARE LA SISMICIA’ DEL TERRITORIO SAREBBE INCOSTITUZIONALE!

ll 9 settembre scorso, il Presidente della Regione Gianni Chiodi e la sua Giunta, hanno approvato una delibera (la n.639) con cui si dispone la “non costituzione” della Regione Abruzzo nel giudizio presso la Corte Costituzionale in merito alla legge regionale n.14 del 7.6.2013. In sostanza, il Governo regionale, ha deciso di non difendere la legge – votata alla unanimità e quindi dallo stesso Chiodi – che, per la localizzazione e realizzazione di centrali di compressione a gas in aree sismiche, prescrive “uno studio particolareggiato della risposta sismica locale attraverso specifiche indagini geofisiche, sismiche e geologiche di dettaglio”. Tale legge è stata impugnata dal Governo Letta per presunta incostituzionalità perché la Regione “subordina la localizzazione e la realizzazione di centrali di compressione a gas a uno studio particolareggiato della risposta sismica locale”; in tal modo, “introducendo una disciplina di dettaglio“ che è “suscettibile di porre limiti  stringenti alla stessa localizzazione di dette centrali di compressione, di interesse nazionale, finisce per impedirne la realizzazione su larga parte del territorio regionale”.
Quindi, secondo il Governo nazionale, le centrali di compressione dovrebbero essere collocate sul territorio abruzzese – uno dei più altamente sismici dell’Italia – a scatola chiusa, senza poter valutare preventivamente la loro compatibilità rispetto al rischio sismico. Si noti che ciò che sarebbe incostituzionale per il Governo Letta, è la semplice previsione degli studi di dettaglio ed il Governo regionale, anziché contestare questa macroscopica assurdità, dà ragione a quello nazionale!

Il 21 settembre, in un incontro informale avvenuto a Raiano, abbiamo chiesto spiegazioni al Presidente Chiodi in merito al suo comportamento. Egli ci ha risposto che sono stati i competenti uffici regionali a dirgli che non ci sarebbero stati i presupposti tecnico – giuridici per difendere la legge davanti alla Corte Costituzionale. I “pareri giuridici” degli organi regionali in effetti concordano con quanto asserito dal Governo nazionale, mentre ciò non è affatto vero per il parere del settore  tecnico. I responsabili del “Servizio Legislativo” e della “Direzione Affari della Presidenza e Politiche Legislative”, nelle loro memorie, non fanno altro che sposare in maniera totalmente acritica la tesi del Governo nazionale. Anzi, nel parere della “Direzione Affari della Presidenza e Politiche Legislative”, si leggono queste stupefacenti affermazioni (le sottolineature sono nostre): “la preliminare attività di studio e di indagine inerente la localizzazione delle centrali di compressione sul trasporto e distribuzione nelle reti di interesse nazionale, presenta la potenziale idoneità a determinare l’ impossibilità a provvedere alle esigenze fondamentali dei cittadini”; ed ancora: “la realizzazione e la localizzazione delle reti di interesse nazionale, infatti, potrebbero essere condizionate dall’esito dei propedeutici studi ed indagini previsti dalla norma”; inoltre la legge regionale, poiché “persegue l’obiettivo di garantire aspetti attinenti la sicurezza e l’incolumità pubblica” in caso di fenomeni sismici, determinerebbe una “invadenza del legislatore regionale nella sfera riservata alla competenza esclusiva dello Stato in materia di ordine pubblico e sicurezza”. Quindi, siccome esiste la possibilità che, in seguito agli studi, gli esperti – al fine di garantire l’incolumità pubblica – possano arrivare a suggerire di realizzare altrove la centrale di compressione, allora è meglio evitare gli studi! Quanto alla asserita competenza esclusiva dello Stato in materia di sicurezza, ai competenti funzionari regionali, esperti in materia giuridica e autori di un così significativo parere, sfugge evidentemente che, per giurisprudenza costante (vedasi in particolare le sentenze n. 290 del 2001 e n. 407 del 2002) la Corte Costituzionale ha sempre ribadito che ciò che è di competenza esclusiva dello Stato (art.117 della Costituzione, lettera h) è l’ “ordine pubblico e la sicurezza” intesi come la “funzione inerente alla prevenzione dei reati o al mantenimento dell’ordine pubblico” e “non qualsiasi interesse pubblico alla cui cura siano preposte le pubbliche amministrazioni”, ma “soltanto quegli interessi essenziali al mantenimento di una ordinata convivenza civile”. Ci chiediamo se questi funzionari regionali si rendono conto di quello che dicono. Le loro affermazioni sono ancora più sorprendenti perché fatte da chi, vivendo o comunque lavorando a L’ Aquila, non può aver già dimenticato la tremenda lezione del sisma del 6 aprile 2009, i cui effetti distruttivi sono stati amplificatati proprio dalla carenza delle misure di prevenzione. Ma vediamo cosa dice al riguardo il settore tecnico della Regione.
Contrariamente a ciò che asserisce Chiodi, i responsabili del settore regionale “Servizio Prevenzione Rischi di Protezione Civile” sono di ben diverso avviso rispetto a quanto sostenuto dal Governo nazionale. Essi, infatti, fanno presente che la normativa tecnica nazionale sul rischio sismico (emanata con DM 14/01/2008) non impedisce affatto le indagini di dettaglio ma “lascia libertà e responsabilità al professionista, in accordo con il committente, di valutare le scelte progettuali e le indagini di dettaglio da eseguire per il caso specifico, senza limitarne l’ubicazione”. Ne consegue che, prescrivendo gli studi di dettaglio, la legge regionale non viola nessuna norma nazionale: del resto sarebbe stato folle se esistesse una qualche normativa statale diretta ad impedire tali studi. Di qui una ovvia domanda: come mai la struttura regionale competente in materia di legislazione non si è accorta di questa inoppugnabile e perfino banale verità? Ma i dirigenti del settore tecnico vanno oltre: essi fanno notare come le centrali di compressione siano sottoposte ad una disciplina più rigorosa in quanto “edifici di interesse nazionale a carattere rilevante per le conseguenze in caso di collasso ed attività produttiva soggetta ad incidente rilevante  a cui si applicano le procedure del D.L.vo 334/99 (direttiva Seveso)”. E’ come dire: a maggior ragione sono necessari gli studi di dettaglio sulla sismicità. E’ molto grave che Chiodi ignori totalmente il parere del settore tecnico della Regione preferendo coprirsi pavidamente con i due incredibili “pareri giuridici”. In questo modo, sfuggendo alle sue responsabilità, egli dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, di non essere all’altezza del suo ruolo istituzionale e fornisce l’ennesima prova della sua sudditanza alla volontà dei poteri forti: le multinazionali del petrolio e del gas. Denunciamo con forza l’intollerabile stravolgimento delle regole democratiche. Le decisioni non vengono prese dai legittimi rappresentanti eletti dai cittadini ma da pochi potentissimi centri economici e finanziari in lotta per accaparrarsi le risorse del pianeta. Come in un domino le autorità di governo, ai vari livelli, si piegano come fuscelli agli interessi dei grandi potentati economici e, pur di assecondarne le scelte, non disdegnano di calpestare, come nel nostro caso, non solo i principi più elementari dello Stato di diritto, ma anche il comune buon senso. Così facendo Chiodi e la sua Giunta sprofondano nel ridicolo insieme al Governo nazionale, la cui posizione è ancora più indifendibile se si considera addirittura che, il Consiglio regionale d’ Abruzzo, nel formulare la sua legge, non ha fatto altro che riprendere, perfino con le stesse parole, una precisa prescrizione contenuta nel parere della Commissione nazionale per la Valutazione dell’Impatto Ambientale relativa al progetto della Snam “Metanodotto Sulmona- Foligno e centrale di compressione di Sulmona”.

Tale prescrizione V.I.A. è stata successivamente recepita nel Decreto emanato dal Governo. La situazione, perciò, è quanto di più paradossale possa esserci: il Governo nazionale, impugnando la legge della Regione Abruzzo, è come se avesse impugnato un proprio Decreto!

Contro la Costituzione non è la legge della Regione Abruzzo, ma l’assurda posizione del Governo nazionale e di quello regionale che antepongono gli interessi economici e il profitto ai diritti inviolabili e costituzionalmente garantiti dei cittadini, quali la sicurezza e la salute pubblica (art. 41 e 32 della Costituzione italiana).

Affinché ogni cittadino possa farsi un’idea di quale sia il livello dei governanti nelle cui mani sono le sorti del Paese e della Regione, alleghiamo il testo della delibera di Giunta regionale n.639 del 9 settembre 2013 invitando i giornali on-line a pubblicarla, se possibile, integralmente.

Sulmona, 26/09/2013

Comitati cittadini per l’ambiente

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